martedì 25 agosto 2015

Una strada lunga congiunge Monaco di Baviera a Rimini. L'ho fatta tutta oggi con la mia automobile, e ho attraversato tre Stati. Son passato tra le vigne e i campi della Baviera, che cinquant'anni fa era un unico grande cimitero di soldati di tutto il mondo. Era davvero così o non è mai successo niente, e da sempre l'uva è cresciuta lieta accanto al grano, senza che carri armati e bombe e aerei rendessero inutile la falce? Niente, era tutto sereno e splendeva steso al sole, l'aria era azzurra e ferma, lontano qualche mucca pascolava pigra, un trattore andava lento.
Ho visto le valli dove cento anni fa il mio bisnonno imbracciava il fucile assieme a tutti i vostri nonni per combattere contro gli Austriaci. Mentre andavo mi sembrava quasi di vedere il bianco della neve sui monti punteggiato di uomini e bandiere, urla, grida, sangue. Provavo a guardare, come fosse una foto ingiallita. Ma era tutto verde, gli alberi splendevano riflettendo il sole e il vento era fresco e gonfio del profumo di abeti, resine e terra dolcemente mossa. Ho passato il Piave, e
Ho fatto tutta questa strada, e non ho incontrato nessuna dogana: solo la forma dei cartelli, la lingua degli annunciatori della radio, il caffè negli autogrill mi ha detto in quale Stato mi trovavo. Europa, molto amore.

lunedì 24 agosto 2015

una storia non finita

Il cielo si stava spegnendo nei colori del grigio e del blu, sull'autostrada. Vedevo le luci rosse dei fanali veloci passarmi di fianco, mentre percorrevo il tratto di strada che da Dresda porta a Monaco di Baviera. Una fila rada in movimento di fanali, rossi quelli davanti mentre le luci bianche della corsia di fianco al loro passare facevano brillare le gocce di pioggia. Alla radio passano canzoni che non conosco, qualche autore tedesco, musica pop, carina, che fa compagnia. Non sembra estate: in questa sera di metà agosto si fa sentire l'autunno che vi si nasconde dietro. Gli alberi attorno sono nell'ombra e passano veloci. Abbasso un poco il finestrino per godermi di più il profumo di asfalto e pioggia, e l'odore intenso del bosco bagnato che stiamo attraversando. Una canzone italiana degli anni settanta, poi un altro artista, una ragazza con una bella voce. Pensieri lenti, gli occhi fissi sulle luci che si muovono davanti, superano automobili, si fanno superare, rallento, accelero, cambio marcia, la cambio ancora, prendo la bottiglia e bevo un po' d'acqua, accendo un sigaro, supero, torno in corsia. Gli alberi fanno spazio a declivi e campi, e poi ancora boschi. Vedo i profili scuri nella automobili quando si affiancano: famiglie, amici, viaggiatori solitari. Il cielo aggiunge un tono più scuro, ma ancora c'è un po' di luce. Alla radio parte, inaspettata, "Neverending Story", la musica della Storia Infinita
I pensieri si sdoppiano e d'improvviso anche io: sto andando al cinema con mio padre per tre, quattro volte, a vedere quel film fino a capirlo. Voglio guardare negli occhi Gmork che m'insegue negli anfratti, voglio vedere il mio Fortunadrago. La musica prosegue, mi sdoppio ancora. Mi vedo seduto sul pianerottolo della nostra casa sul porto, al secondo piano della caserma dei carabinieri. Era aperto e dava sul cortile, e mio padre aveva piantato una vite americana per schermarlo dalla vista. Sono seduto e sto leggendo un libro con i caratteri stampati di due colori, e sulla copertina due serpenti che si mangiano la coda reciprocamente. Lo leggo mentre nella gabbietta di fianco i miei canarini cinguettano nell'aria serena di un'estate lontana.
La musica s'interrompe proprio mentre sto per volare via sul mio Fortunadrago, e mi guardo attorno: tutti sono chiusi nelle loro macchine e sembrano non averlo visto. Chissà dove hanno nascosto il loro.